Mica sono tutte uguali, le vite. Ad ognuno la sua poesia

«Non potrà scrivere poesie, ma potrà continuare a pensarle». Mi disse così, ormai tanti anni fa, (quasi dieci) in un’intervista, la mamma adottiva di Nicola, un ragazzone di 18 anni, tetraplegico, a causa di un asfissia alla nascita. I suoi genitori biologici lo abbandonarono in ospedale. Da allora la sua mamma è Grazia. Nicola non si muove, non parla, è steso in un letto con le ruote da tutta la vita. Non può dire se vuole mettersi la maglia rossa o gialla, cosa (e se) gli va di mangiare, non può grattarsi la testa o mettersi le dita nel naso.

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