Franco è un fiocco di neve

Franco dondola nella notte sulla strada deserta. Sembra un fiocco di neve. Ciondola, barcolla, i suoi passi sono incerti, cambia direzione, qua, là, si posa? Eccolo. Lascia delle orme sgangherate. Si vede bene stasera Franco, anche lontano dalla luce dei lampioni in mezzo a tutto quel bianco: è un mucchietto nero di ossa e stracci con i suoi sacchetti ai piedi. Non c’è nessuno in giro, tutti al caldo nelle nostre case ad osservare la magia. La neve ci fa arrabbiare ma siamo come una mamma che guarda il suo bimbo mentre ne combina una grossa: non riesce ad essere cattiva con lui. Vorrebbe rimproverarlo ma non ce la fa.

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Se Macerata diventa Detroit

Bisognerebbe usare solo le parole che servono. Basterebbero. Invece noi giornalisti (perché, forse ingenuamente, spero ancora che chi scrive sui giornali quantomeno lo sia), dobbiamo descrivere un cadavere, affondare il coltello nel cuore di una madre, raccontare che Pamela era una tossica e che un uomo più vecchio di lei l’ha caricata in macchina dopo averla vista vagare per strada e l’ha portata in un capanno e l’ha scopata su un materasso vecchio per 50 euro, prima di lasciarla al suo destino. Così dobbiamo scrivere in un articolo pubblicato da una testata giornalistica, a caratteri cubitali: ‘ecco come è stata fatta a pezzi Pamela’. E fare il conto dei click.

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