Una recensione è per sempre.

Questo è il mio romanzo “la lista delle cose semplici” Sperling & Kupfer. Leggendo le recensioni su Amazon, al di là dell’ovvia gratitudine, ho di nuovo la conferma di cosa sono capaci di fare i libri, le canzoni, l’arte in generale, se ci penso bene. In ognuna di queste cose cerchiamo qualcosa di noi: quando Vasco canta “Sally” siamo tutte Sally, quando leggiamo l’ultima riga di un libro, siamo stati tutti un protagonista di quel libro per il tempo che ci abbiamo messo a leggerlo. Insomma, arriva un punto in cui le storie non sono più solo nostre, tu le consegni al mondo e loro vanno da chi devono andare. Siamo stati tutti, almeno una volta nella vita, come ubriachi che sanno di avere una casa ma non ricordano bene dove sia. Però c’è. Si tratta di trovare la forza di cercarla, anche barcollando.

Potete acquistare il romanzo direttamente dal link che trovate qui sopra.

Sarò felice di leggere ancora le vostre recensioni. Sempre grata. 

La lista delle cose semplici a Tavullia

Avete mai visto una gioia? Io sì, il 18 giugno 2021 a Tavullia, alla presentazione del mio romanzo “la lista delle cose semplici”. Riuscirò (forse) ad elaborare qualcosa di più intelligente più avanti (comunque non ci conterei troppo), ma adesso no. Adesso è il tempo di ri-vivere, ri-vedere, ri-ascoltare, ri-piangere e ridere. In una sera bella di questa estate che ci viene restituita piano piano, sotto uno spicchio di luna appannata nella piccola piazza di fronte casa mia, c’erano almeno 200 persone ad ascoltarmi e sono rimaste lì, fino alla fine, ognuno con la sua copia del libro in mano, a piangere, ridere, cantare, a volermi bene. La lista delle cose semplici è tornata a casa. Grazie Tavullia.

A Tavullia ripartono gli eventi: sold out per la presentazione del libro di Lucia Renati

presentazione del libro di Lucia Renati Tavullia 

https://www.viverepesaro.it/2021/06/22/a-tavullia-ripartono-gli-eventi-sold-out-per-la-presentazione-del-libro-di-lucia-renati/979022/21/06/2021 – Tantissime persone l’altra sera in piazza Gnassi hanno assistito alla presentazione del libro “La lista delle cose semplici” scritto da Lucia Renati ed edito da Sperling&Kupfer.

Ispirato alle vicende autobiografiche dell’autrice il romanzo racconta la storia commovente di rinascita e speranza di una giovane donna dopo una terribile tragedia. L’autrice, intervistata dalla direttrice di Icaro Tv Simona Mulazzani, è nata a Pesaro nel 1981 ed è cresciuta a Tavullia fino ai 20 anni circa quando si è trasferita a Rimini per iniziare a lavorare per un network radiotelevisivo locale. È stata caposervizio della comunicazione della Comunità di San Patrignano, corrispondente per la trasmissione Tagadà di LA7 e ha collaborato con Donna Moderna e Vanity Fair. La presentazione del libro dell’altra sera, avvenuta nel rispetto delle misure anti Covid-19, ha segnato la ripresa degli eventi a Tavullia dopo l’emergenza sanitaria.

“Una serata bellissima, da sold out – commenta l’assessore al Turismo di Tavullia Patrizio Federici – Tanta gente ed una grande scrittrice che ha messo a nudo le sue fragilità e le conseguenze della tragedia che ha colpito la sua famiglia. Riparte la stagione degli eventi e speriamo che questa iniziativa possa segnare davvero un punto di ripartenza anche per le attività turistiche e culturali di Tavullia dopo l’emergenza sanitaria. Con prudenza cerchiamo di riconquistare lentamente una normalità che è fatta anche di eventi culturali e momenti aggregativi come quello, bellissimo ed emozionante, vissuto l’altra sera>>.

LA TRAMA

Camilla e Sara sono gemelle. La lista delle dieci cose più importanti da fare nella vita l’hanno stilata insieme, a nove anni: arrivare a cento salti, dire la verità, baciare solo per vero amore… Quando Sara, appena undicenne, viene a mancare tragicamente, Camilla si trova a dover crescere senza la sua metà, a dover ricalcolare la rotta della sua vita. Ma come si riparte dopo un dolore così grande? Così Camilla per anni relega in un angolo di cuore quel tassello di vita che però compare in ogni sua scelta e la tiene bloccata al passato. Cinica e disillusa, ora che è adulta, lavora come giornalista in una tv locale. Impermeabile all’amore di Andrea, il fidanzato devoto che prova con la dolcezza a raggiungere il suo cuore, crede che i sentimenti siano sopravvalutati. A scalfire la sua corazza ci provano anche Tea, amica d’infanzia e collega un po’ fricchettona, e i suoi genitori, Walter e Teresa, che convivono con un dolore inimmaginabile senza parlarne mai. Perché perdere un figlio è una cosa alla quale non si riesce a dare un posto, né fuori, né dentro di noi. Vent’anni dopo la morte di Sara, Camilla ritrova per caso quella lista di cose semplici scritta da bambine e non riesce più a ignorarla. Il tentativo di mettere in pratica quel decalogo farà venire a galla un potente segreto di famiglia.

(Nella foto, il Sindaco di Tavullia, Francesca Paolucci, consegna i fiori a Lucia Renati la sera della presentazione)

La lista delle cose semplici. Storia di come il dolore e la paura diventano piccoli se…

Molte cose non le sapevo, prima di scriverle. Per questo, il mio romanzo “La lista delle cose semplici”, non parla di me, ma parla a me e a tutti quelli che, nel mezzo del casino della vita, hanno avuto a che fare con uno o più grandi dolori e paure. Demoni, allucinazioni, perdita del senso della vita, domande. Per tutti quelli che, almeno una volta, si sono trovati a barcollare per strada come ubriachi, sapendo di avere una casa, ma non ricordandosi bene dove fosse. Inauguro con il mio romanzo d’esordio questa nuova sezione del mio blog: “un libro per amico”, nella quale vi consiglio letture per sopravvivere in quest’epoca di felicità miniaturizzata, tra lockdown e coprifuoco.

Ci si abitua anche alle cose più terribili. Alla morte di un padre o di una madre, di un fratello, di una sorella, di un amico, alla fine di un amore. Ci si abitua ai non-amori, ai non-abbracci, alla non-vita, finché sembra tutto normale. Ma quanto possiamo resistere? È vero, siamo capaci di ricalcolare le nostre vite, come fa il navigatore quando sbagliamo strada, e ripartire. Io ho fatto così dopo che mi è successa una cosa che non avevo minimamente messo in conto.

la copertina de “la lista delle cose semplici”

Quando ho iniziato a scrivere “la lista delle cose semplici” ho dovuto far accomodare accanto a me la bambina di undici anni che avevo ignorato e che, improvvisamente, dopo quasi trent’anni di quieta convivenza, aveva alzato la mano per dire la sua. Allora, mi sono re-immersa nella placenta dei ricordi e, galleggiando in quel liquido che mi nutre e mi fa essere viva, ho ascoltato. E lì, in quell’habitat primordiale, ho capito che quello che mi era sembrato normale per tutta la vita e a cui mi ero abituata, era assolutamente non-normale.

Sono stata una bambina molto felice e poi molto triste. Ho perso molte cose della mia infanzia che non sono più tornate e ne ho trattenute altre, inconsapevolmente, che ancora oggi mi vengono in aiuto nei momenti di merda. Quando sei piccolo non hai idea di che cosa voglia dire crescere, diventare grandi. Che poi “grandi” rispetto a chi? Ai bambini? Mah, non saprei. Io dico che più diventi grande, più hai paura. Da piccolo hai quella del mostro sotto il letto, ma non quella più spaventosa di tutte: delle cose che non esistono, che non sono ancora, e che forse non saranno mai. Mentre cresci, cerchi di portare a casa la pelle, poco importa se stai sanguinando, se hai perso un braccio o una gamba, l’importante è salvarsi. A un certo punto, però, in questa roba aggrovigliata che è la vita, che ti chiede di essere all’altezza e di crollare, di ridere e di piangere, di andare e stare ferma, di perdere e di trovare, di cominciare e finire, di amare e di farti amare, proprio nel momento in cui dovresti “essere grande”, si riaffacciano tutte le domande che hai lasciato in sospeso, le cose non fatte, o fatte per compiacere gli altri, non dette, non provate. Le emozioni e i sentimenti ai quali hai rinunciato per non doverci fare i conti.

Nel mio romanzo c’è un grande dolore che avvolge tutto, che asciuga le lacrime e toglie le parole. C’è una bambina che diventa grande troppo in fretta e che invece avrebbe voluto ancora giocare con le farfalle in giardino con sua sorella. C’è la sacralità perduta della famiglia che non mantiene le promesse, ma più di tutto c’è il sentimento che sottende a tutte le nostre vite: la paura. La paura intangibile di essere liberi, di essere felici, di andare incontro ai sogni, di dire la verità e di ascoltarla. Ma c’è anche una forza silenziosa, una resilienza, un’obbedienza testarda e al contempo una ribellione al destino, che ha lanciato i suoi dadi senza chiederti il permesso, plasmando le vite di tutte le persone che fanno parte di questa storia, la mia storia. Vorrei che i miei lettori potessero riconoscervi un po’ della loro perché è questo che fanno i libri: aprono ferite ancora sanguinanti, ci fanno morire e rinascere più forti, più vivi, più “noi”, ci fanno alzare le saracinesche di stanze con secoli di polvere con coraggio e maleducazione. Scrivere è prendersi il permesso di essere pazzi, di disobbedire. Alla fine ci siamo noi, con le nostre piccole vite, le nostre nevrosi, i nostri demoni, il nostro coraggio e la nostra lista di cose importanti (ognuno ha la sua), che sono sempre di una semplicità disarmante.

Così, impariamo che siamo proprio noi il miracolo che andiamo cercando.

Il mio pezzo per il blog di Sperling&Kupfer