Allah, al bar.

Nemmeno Gabriel Garko che ha assunto le sembianze del terzo fratello di Cip e Ciop è riuscito a distoglierci dallo spettro dell’Isis che si aggira per l’Italia (benché abbia sollevato un vespaio peggio della farfallina di Belèn).Gabriel-Garko-Arena1
Adesso è il turno del Marocchino 22 enne Abdelmajid Touil, in carcere per l’attentato al museo del Bardo di Tunisi il 17 marzo scorso. Ma lui quel giorno era a lezione di italiano a Gaggiano. Dicono le sue insegnanti e i compagni di classe. ‘Però a noi ce lo hanno detto i tunisini’ (la magistratura tunisina lo ha effettivamente indicato come ‘mente’ e ‘braccio’ dell’attentato), risponde Alfano, e la nostra INTELLIGENCE, che lo osservava da mesi. Ma se l’Intelligence lo osservava da mesi, possibile che nessuno abbia verificato un dettaglio così importante? #tipocheeraalezionediitaliano prima di andarlo ad arrestare?
E noi (giornalisti), prima di sbattere la sua faccia in prima pagina? Io non so se è stato lui oppure no (e se è stato lui dovrà pagare, ovvio), in ogni caso, in Italia siamo diventati campioni nella specialità ‘Allah al bar’.
Vale a dire, parlare di Isis, musulmani (spesso senza distinguerli gli uni dagli altri) tagliagole, terroristi, barconi, nordafricani, donne velate, moschee, come se fossimo al bar. Senza distinguere il vero dal sentito dire, stiamo costruendo un senso comune che ci porterà all’autodistruzione. Il senso comune ci salva e ci distrugge allo stesso tempo. I media hanno una grande responsabilità. Ma anche i bar.crocifisso
Per esempio, come è andata a finire la storia della bambina di 12 anni picchiata dal compagno di classe senegalese perché aveva un crocifisso alla collanina? È successo settimana scorsa, ve lo ricordate? È andata a finire che non è vero. charlie2Che è stata una lite tra due bambini, che il ragazzino senegalese, arrivato da 20 giorni in quella classe, non parla nemmeno l’italiano. Non può averle detto ‘togliti il crocifisso’ – questo hanno detto le maestre. Ma che risalto è stato dato alla VERITA’, al ridimensionamento, al racconto vero dei fatti? Nessuno. Però l’episodio è servito a scatenare trafile di ospitate in tv di fascisti e comunisti (perché esistono ancora, ahimé) e con grande gioia dei vari D’Urso, Del Debbio & C.
E se ne è parlato molto nei bar. Dove l’odio fermenta, anche grazie a noi.

L’apoteosi delle chiacchiere da bar è stata raggiunta con gli attentati di Parigi.charliehebdo8
Mi chiedo oggi, a 4 mesi dai fatti, ‘chi è ancora Charlie?’. Sono stata una di quelle che ha cambiato la foto sul profilo di facebook, tenendo per una settimana l’arcinota scritta ‘je suis Charlie’ senza aver mai letto una sola vignetta di Charlie Hebdo. È stato facile, schierarsi dalla parte dei “buoni”. Non è possibile non esserne colpiti profondamente, ognuno per i suoi motivi, siano lo sdegno, la vergogna, la paura, l’incredulità, la rabbia, finanche il consenso. Ma ho capito che non sono per la difesa intransigente della libertà d’espressione.
Il limite ce lo dobbiamo dare noi. Non è vero che in nome della libertà d’espressione si può fare e dire tutto. Altrimenti fanno bene anche quelli dell’Isis ad ammazzare i non credenti. Altrimenti non hanno senso nemmeno le regole del vivere civile. È stato facile ingolfare Twitter di hashtag e indossare magliette con lo slogan e, magari, parlarne al bar.o-JE-SUIS-CHARLIE-facebook

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...