Butungu, prima è peggio, poi ti abitui.

Avete presente quando, prima di capodanno, ci fanno rivedere le immagini più significative dell’anno che se ne sta andando? Ecco. Io vorrei che tra le immagini simbolo del 2017 ci fosse la cattura degli stupratori di Rimini consegnati alla giustizia da due donne. Che poi le donne coinvolte in questa storia sono molte di più.

Francesca, Roberta, Elena, Anna. Ci sarebbero altri due nomi, quelli delle vittime: la ragazza polacca e la trans peruviana, che non conosciamo. Ed è giusto così. Questa è una storia di donne e di bestie, al di là di ogni fottuto colore. Nella foto che vedete, ci sono le prime due, le poliziotte Francesca e Roberta, che affiancano Guerlain Butungu, 20 anni, nel momento dell’arresto. Rappresentano tutte noi: figlie, sorelle, madri, spose, amiche, fidanzate, ma con una differenza. Sono più brave di noi. Di me, sicuramente.

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Nello balla da solo. Ma basta la self(ie)licità?

Ero quella che durante i falò in spiaggia puntava il chitarrista. Noto, ricorderete, per rimanere sempre a secco perché impegnato a far limonare gli altri. Fossi adolescente oggi, mi basterebbe farmi un selfie con lui e gettare la foto nel magma dei social che, da suo mestiere, la fagociterebbe, masticherebbe e infine digerirebbe mostrando per qualche minuto ai miei ‘amici’ quel momento di felicità fittizia, puramente inventata, solo pensata. Mi sentirei meno sola? Non credo. Anzi. Mi sentirei sola e pure bugiarda.

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I cuori imperfetti degli uomini


«Sembra bianco, invece, ha una piccola sfumatura d’azzurro. Te ne accorgi solo se guardi bene».
Allora mi accorgo che non bastano gli occhi, ci vuole ben altro, per vedere. Continua a leggere

Mica sono tutte uguali, le vite. Ad ognuno la sua poesia

«Non potrà scrivere poesie, ma potrà continuare a pensarle». Mi disse così, ormai tanti anni fa, (quasi dieci) in un’intervista, la mamma adottiva di Nicola, un ragazzone di 18 anni, tetraplegico, a causa di un asfissia alla nascita. I suoi genitori biologici lo abbandonarono in ospedale. Da allora la sua mamma è Grazia. Nicola non si muove, non parla, è steso in un letto con le ruote da tutta la vita. Non può dire se vuole mettersi la maglia rossa o gialla, cosa (e se) gli va di mangiare, non può grattarsi la testa o mettersi le dita nel naso.

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Dal pollo al palo. Mutazioni genetiche delle madri 2.0

Una volta, la Mamma (notare la M maiuscola), era quella che ti accudiva fino ai 97 anni, che ti chiedeva fisso se avevi messo la canottiera e se avevi mangiato almeno cinque volte al giorno. Era quella che, se non chiamavi, lo faceva lei, ad intervalli orari, per chiedere se per caso avevi chiamato perché lei non ha sentito il telefono e allora…una volta, la Mamma, ti preparava i barattoli per l’Università con sette sughi diversi per ogni giorno della settimana, e, se aveva tempo, ti faceva anche il pane, che quello casalingo dura anche cinque giorni (se non prende aria) senza tutte quelle robe chimiche che mettono adesso. La Mamma ti stirava le lenzuola, i calzini e persino le mutande, e quando veniva a trovarti nell’appartamento universitario, la domenica, metà del tempo la passava a cucinare (per tutti), l’altra metà a pulire. Continua a leggere

I feticisti dei titoli, gli svogliati e i re della Savana

In quanto giornalista (ebbene sì), faccio domande e cerco risposte. Nel mio lavoro mi capita spesso, soprattutto coi politici, di trovarmi di fronte a quella che io chiamo la sindrome degli spaghetti. Cioè, tu chiedi: «che ore sono?» e quelli ti rispondono «ho mangiato gli spaghetti». Che c’entra? Niente. Appunto. Più o meno fanno così quelli che si eccitano con i titoli (LERCIO docet), ma non si prendono il disturbo di leggere il contenuto, e non vedono l’ora di ruggire da dietro una tastiera, protetti da un nickname. Sono i re della Savana, comunemente detti ‘leoni da tastiera’.

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Perché una donna non sfregia un uomo con l’acido

Stasera non riesco a darmi pace. Non me la levo dalla testa, questa domanda. Forse dovrei aspettare domani, avrei il sangue meno bollente, scriverei più con la testa, ma adesso no. Adesso scrivo di pancia.

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